Politica – 600 euro per distrazione di massa.

Il nostro paese, che di problemi ne ha abbastanza di già, ogni tanto si ritrova omaggiato di polemiche politiche che magari hanno anche un fondamento nella sostanza ma che prendono una direzione sbagliata nel dibattito perché strumentalizzate impietosamente.

Risultato: opinione pubblica e la stessa politica distratte e distolte dai problemi veri, reali e così chi è nelle stanze dei bottoni può operare, decidere e scrivere senza granché attenzioni addosso, sfuggendo ad un fondamentale controllo.

Rientra senza dubbio in questa triste casistica la questione dei furbetti dei €600, ben nota a tutti suppongo , ovvero la pur sempre vergognosa storiella dei parlamentari e di parecchi amministratori locali che hanno richiesto e sovente ottenuto i denari previsti a sostegno di coloro che sono in grave difficoltà nell’ambito degli interventi varati per via della pandemia e della crisi economica da essa innescata.

“Depistaggio da polemica”; dolo o opportunità?

Non saprei e in fondo nemmen più di tanto m’importa, dato che il risultato resta lo stesso.

Ora, vien da sorridere ad osservare i tantissimi indignati che tutto dovrebbero e potrebbero fare fuorché scagliare la famosa prima pietra, giacché fare questione morale nella politica italiana è come cercare di fare un buco nell’acqua.

È certamente indegno che gente che incassa migliaia se non decine di migliaia di euro ogni mese vada a sottrarre €600 da Fondi che dovrebbero servire a sostenere chi davvero ha bisogno, ancor più lo è sentirli affermare che hanno dato quei soldi in beneficenza, giacché la beneficenza la si fa con soldi propri. Devono dunque restituirli e anche subito.

Detto ciò si dovrebbe presto e bene capire che non è il caso di sprecare tempo più di tanto impegnando cittadini, stampa, istituzioni e forse anche divinità in una polemica priva di via d’uscita, semplicemente perché abbiamo cose gravi ed urgenti di cui occuparci.Non ci facciamo depistare. La questione 600 euro vale una Ruby rubacuori.

Siamo seri. Per una volta almeno.

Stefano Fioretti.

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