Economia – decreto agosto, il DL 104 in GU 14/08.

Il “decreto agosto”, dl. 104/2020, è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 14 agosto 2020

Sintesi e stralci da fonti ufficiali.

pubblichiamo una selezione degli articoli reputati di msggiore impatto per cittadini ed imprese, in seguito citetemo gli altri articoli con rimandi alla fonte.

Lavoro.

Confermati le settimane aggiuntive di Cig ed il blocco dei licenziamenti, con le imprese potranno licenziare solo al termine della cassa Covid, prorogata di 18 settimane, o dei 4 mesi di sgravi contributivi alternativi. Inoltre, nella relazione tecnica che accompagna il dl viene spiegato che i già previsti sgravi contributivi di sei mesi al 100% per neoassunti e trasformazioni a tempo indeterminato puntano a ottenere “410.500 nuove assunzioni” da qui a fine anno. (leggi l’articolo 3 del dl 104)

 

DISOCCUPAZIONE NASPI, DUE MESI IN PIÙ.

Art. 5 – Disposizioni in materia di proroga di NASPI e DIS-COLL.

  1. Le prestazioni previste dagli articoli 1 e 15 del decreto
    legislativo 4 marzo 2015 n. 22, il cui periodo di fruizione termini
    nel periodo compreso tra il 1° maggio 2020 e il 30 giugno 2020, sono
    prorogate per ulteriori due mesi
    a decorrere dal giorno di scadenza,
    alle medesime condizioni di cui all’articolo 92 del decreto-legge 19
    maggio 2020 n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17
    luglio 2020, n. 77. La suddetta proroga e’ estesa anche ai soggetti
    beneficiari delle medesime prestazioni di cui al citato articolo 92
    del decreto-legge 19 maggio 2020 n. 34. L’importo riconosciuto per
    ciascuna mensilita’ aggiuntiva e’ pari all’importo dell’ultima
    mensilita’ spettante per la prestazione originaria.
  2. All’onere derivante dal comma 1 valutato in 1.318,5 milioni di
    euro per l’anno 2020 si provvede ai sensi dell’articolo 114.

Art. 6 – Esonero dal versamento dei contributi previdenziali
per assunzioni a tempo indeterminato

     
  1. Fino al 31 dicembre 2020, ai datori, con esclusione del settore
    agricolo, che assumono, successivamente all’entrata in vigore del
    presente decreto, lavoratori subordinati a tempo indeterminato, con
    esclusione dei contratti di apprendistato e dei contratti di lavoro
    domestico, e’ riconosciuto, ai sensi del comma 4 e ferma restando
    l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, l’esonero
    totale dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico, per
    un periodo massimo di sei mesi decorrenti dall’assunzione, con
    esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nel limite
    massimo di un importo di esonero pari a 8.060 euro su base annua,
    riparametrato e applicato su base mensile.
  2. Dall’esonero sono esclusi i lavoratori che abbiano avuto un
    contratto a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti
    all’assunzione presso la medesima impresa.
  3. L’esonero di cui al comma 1 e’ riconosciuto anche nei casi di
    trasformazione del contratto di lavoro subordinato a tempo
    determinato in contratto di lavoro a tempo indeterminato successiva
    alla data di entrata in vigore del presente decreto ed e’ cumulabile
    con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento
    previsti dalla normativa vigente, nei limiti della contribuzione
    previdenziale dovuta.
  4. Il beneficio contributivo di cui ai commi da 1 a 3 e’
    riconosciuto nel limite di minori entrate contributive pari a 371,8
    milioni di euro per l’anno 2020 e a 1.024,7 milioni di euro per
    l’anno 2021. L’ente previdenziale provvede al monitoraggio del
    rispetto del limite di spesa di cui al primo periodo e comunica i
    risultati di tale attivita’ al Ministero del lavoro e delle politiche
    sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze. Qualora dal
    predetto monitoraggio emerga il verificarsi di scostamenti, anche in
    via prospettica, rispetto al predetto limite di spesa, non sono
    adottati altri provvedimenti concessori.
  5. Alle minori entrate derivanti dai commi da 1 a 4, pari a 371,8
    milioni di per l’anno 2020, a 1.024,7 milioni di euro per l’anno 2021
    e a 165,0 milioni di euro per l’anno 2023, si provvede quanto a 145,4
    milioni di euro per l’anno 2021 mediante le maggiori entrate
    derivanti dai medesimi commi da 1 a 3 e quanto a 371,8 milioni di
    euro per l’anno 2020, 879,3 milioni di euro per l’anno 2021 e a 165,0
    milioni di euro per l’anno 2023 ai sensi dell’articolo 114.

Art. 14 – Proroga delle disposizioni in materia di licenziamenti collettivi e
individuali per giustificato motivo oggettivo

  1. Ai datori di lavoro che non abbiano integralmente fruito dei
    trattamenti di integrazione salariale riconducibili all’emergenza
    epidemiologica da COVID-19 di cui all’articolo 1 ovvero dell’esonero
    dal versamento dei contributi previdenziali di cui all’articolo 3 del
    presente decreto resta precluso l’avvio delle procedure di cui agli
    articoli 4, 5 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223 e restano
    altresi’ sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla
    data del 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale
    interessato dal recesso, gia’ impiegato nell’appalto, sia riassunto a
    seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di
    contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto
    di appalto.
  2. Alle condizioni di cui al comma 1, resta, altresi’, preclusa al
    datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la
    facolta’ di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo
    ai sensi dell’articolo 3 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e
    restano altresi’ sospese le procedure in corso di cui all’articolo 7
    della medesima legge.
  3. Le preclusioni e le sospensioni di cui ai commi 1 e 2 non si
    applicano nelle ipotesi di licenziamenti motivati dalla cessazione
    definitiva dell’attivita’ dell’impresa, conseguenti alla messa in
    liquidazione della societa’ senza continuazione, anche parziale,
    dell’attivita’, nei caso in cui nel corso della liquidazione non si
    configuri la cessione di un complesso di beni od attivita’ che
    possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa
    ai sensi dell’articolo 2112 c.c., ovvero nelle ipotesi di accordo
    collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali
    comparativamente piu’ rappresentative a livello nazionale, di
    incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai
    lavoratori che aderiscono al predetto accordo, a detti lavoratori e’
    comunque riconosciuto il trattamento di cui all’articolo 1 del
    decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22. Sono altresi’ esclusi dal
    divieto i licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non
    sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia
    disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia
    disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal
    divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello
    stesso.
  4. Il datore di lavoro che, indipendentemente dal numero dei
    dipendenti, nell’anno 2020, abbia proceduto al recesso del contratto
    di lavoro per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3
    della legge 15 luglio 1966, n. 604, puo’, in deroga alle previsioni
    di cui all’articolo 18, comma 10, della legge 20 maggio 1970, n. 300,
    revocare in ogni tempo il recesso purche’ contestualmente faccia
    richiesta del trattamento di cassa integrazione salariale, di cui
    agli articoli da 19 a 22-quinquies del decreto-legge 17 marzo 2020,
    n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n.
    27, a partire dalla data in cui ha efficacia il licenziamento. In tal
    caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione
    di continuita’, senza oneri ne’ sanzioni per il datore di lavoro.

Art. 15 -Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici in favore di
soggetti disagiati

  1. Con effetto dal 20 luglio 2020 all’articolo 38, comma 4, della
    legge 28 dicembre 2001, n. 448, e successive modificazioni, le parole
    «di eta’ pari o superiore a sessanta anni» sono sostituite dalle
    seguenti: «di eta’ superiore a diciotto anni».
  2. L’articolo 89-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, e’
    abrogato.
  3. Agli oneri derivanti dal comma 1 valutati in 178 milioni di euro
    per l’anno 2020 e in 400 milioni di euro annui a decorrere dall’anno
    2021 si provvede, quanto a 46 milioni di euro per l’anno 2020
    mediante utilizzo delle risorse rivenienti dall’abrogazione della
    disposizione di cui al comma 2, e quanto a 132 milioni di euro per
    l’anno 2020 e a 400 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021
    si provvede ai sensi dell’articolo 114.

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