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Il disegno di legge costituzionale: la bozza per lo snellimento delle istituzioni. e la riduzione dei parlamentari. PDF Stampa E-mail
Sabato 23 Luglio 2011 08:04

governo-small    -   Il Consiglio dei ministri n. 146 del 22 luglio ha varato la bozza del decreto per la ristrutturazione e lo snellimento dell'architettura istituzionale, che di fatto è la base di partenza per l'approdo al tanto agognato, ma anche tanto strumentalizzato, taglio dei costi della politica. Ma attenzione, il nostro primo prolema non sta nei compensi dei politici, c'è molto di più in gioco.

 

   Il dimezzamento del numero dei parlamentari, così come di quello dei consiglieri sia regionali che provinciali, il ritocco alle prerogative e ai poteri del Primo Ministro, che potrà anche revocare ministri e vice-mimistri (come saranno rinominati i sottosegretari), con un allineamento alle figure degli omologhi UE. Questi i "punti cardinali" del testo. Vorrei soffermarmi qui su una questione riguardante proprio i compensi ed i costi della politica. Sono, oggi, tantissimi a riempirsi la bocca con questo argomento ma la riflessione è obbligatoria: fondamentale sarà l'organizzazione, la responsabilità e l'effettiva produttività individuale degli "eletti", per la riuscita dell'operazione riorganizzazione / competitività dello Stato. Diversamente per molti sarà una delusione grandissima scoprire che il deficit italiano non dipende dai compensi ma dagli sprechi, non da "quanto è ricco un parlamentare" ma dai "buchi neri" che ingoiano soldi, non da "quanti sono" (entro certi limiti) gli eletti ma da quanto e come lavorano per la collettività. Più importante è la definizione del sistema pensionistico, ad esempio, con riguardo a chi con pochi mesi di lavoro può approdare a vitalizi spoporzionati, oppure la rivisitazione dei colossali compensi riservati a moltissime figure dirigenziali e posizioni da funzionario, e via dicendo. Questa riorganizzazione deve quindi essere più che il primo passo verso la "gogna" per i parlamentari, la rampa di lancio per il raggiungimento della competitività reale dell'Amministrazione Pubblica, perché al momento il panorama è davvero drammatico, senza dimenticare che alla base di tutto c'è la conquista della partecipazione alla politica in un'ottica di dedizione al Paese e alle Istituzioni e non al denaro, al potere, alla fama. Non ci lasciamo abbagliare dall'astio per chi guadagna più di noi, cosa che ci porta a non capire dove siano davvero i problemi reali della Bella Italia.  

   Valga un esempio che propongo in base alla mia umile opinione: i vantaggi più importanti derivanti dalla riduzione del numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali non saranno quelli del taglio di compensi ed indennità ma quelli inerenti la maggiore efficienza, il taglio dei tempi necessari per procedimenti, decisioni, per legiferare, la drastica riduzione delle possibilità di giochi e giochini di potere deleteri e depistanti, la possibilità di controllare e verificare molto meglio di quanto possa avvenire ora l'operato dei singoli eletti.

 

Riportiamo, da fonte governo.it, la sintesi del disegno di legge, i passaggi principali del decreto

- Riduzione del numero dei parlamentari

La riforma costituzionale prevede il dimezzamento del numero dei deputati e dei senatori, che comporta istituzioni più snelle e riduzione dei costi della politica. Inoltre è previsto in Costituzione che l’indennità parlamentare sia commisurata almeno per una parte significativa all’effettiva partecipazione ai lavori.

- Riforma del bicameralismo e trasformazione in senso federale del Senato

Si riforma il nostro sistema bicamerale paritario e simmetrico trasformando in senso federale il Senato, avviando una forte semplificazione dei procedimenti legislativi e garantendo la piena governabilità del sistema. L’età per potere essere eletti alla Camera e al Senato viene abbassata per ambedue le Camere.

Migliore ripartizione delle competenze legislative fra Stato e Regioni

La riforma punta a fare chiarezza nella ripartizione delle competenze legislative fra Stato e Regioni in materie molto delicate come l’energia e le infrastrutture strategiche.

- Procedimento legislativo più veloce, più garanzie per Governo e opposizioni

Il procedimento legislativo diviene più semplice e tempestivo; solo per poche e delicate materie (come la revisione costituzionale) si procederà con il sistema bicamerale perfetto, mentre negli altri casi la competenza sarà distinta tra i due rami.

Il Governo avrà il potere di richiedere la conclusione dell’esame di disegni di legge, presso la Camera dei deputati, entro tempi certi.

Spetterà ai Regolamenti parlamentari definire più incisivi poteri del Governo in Parlamento e predisporre adeguate garanzie per le opposizioni parlamentari.

- Più stabilità di Governo, rafforzamento del Premier

La riforma intende garantire una maggiore stabilità di Governo ed un rafforzamento del Premier, che assumerà la denominazione di Primo Ministro. La legge elettorale per la Camera dei deputati, anche attraverso l’indicazione del candidato Primo Ministro, dovrà garantire la formazione di maggioranze solide; in tal modo, l'individuazione del Primo Ministro e della maggioranza che appoggia il Governo sarà facile ed immediata. Infatti, il Primo Ministro sarà nominato dal Presidente della Repubblica sulla base dei risultati delle elezioni.

 L’eventuale approvazione della mozione di sfiducia non comporta lo scioglimento necessario della Camera dei deputati. E’ possibile che il Presidente della Repubblica, nel rispetto dei risultati delle elezioni, nomini un nuovo Primo Ministro. E’ comunque previsto che il Primo Ministro possa chiedere al Presidente della Repubblica lo scioglimento delle Camere.

 Il Primo Ministro nomina e revoca i Ministri ed i Viceministri. Può richiedere al Presidente della Repubblica lo scioglimento della Camera dei deputati.

 - Salde le istituzioni di garanzia

La riforma mantiene "inalterate" le istituzioni di garanzia dell’ordinamento costituzionale.

Il Presidente della Repubblica rimane il supremo garante dell'equilibrio fra i poteri, intervenendo, in particolare, nella fase di scioglimento delle Camere, di promulgazione delle leggi e di emanazione degli atti aventi valore di legge e dei regolamenti. Anzi, il suo ruolo sarà destinato ad accentuarsi a seguito dell’apertura della rappresentanza parlamentare alle istanze degli enti territoriali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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