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| Domenica 03 Luglio 2011 16:03 | |||
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Sempre peggio. Malafinanza, malastampa, malapolitica. Troppi... "ma" (e se...). Malafinanza - riportiamo testualmente da fonte sole24ore.com per motivi di equità , visto che la testata non è certamente (e giustamente) "succube" della maggioranza di Governo e soprattutto è tecnicamente irreprensibile. <<La Consob ha convocato per la prossima settimana le agenzie di rating Standard & Poor's e Moody's. Lo ha appreso l'ANSA interpellando il portavoce della Commissione di vigilanza sulla Borsa. Le convocazioni hanno ad oggetto la nota di oggi di S&P sulla manovra correttiva e la decisione di giovedì della settimana scorsa di Moody's di mettere sotto osservazione il rating di 16 banche italiane. In particolare, S&P dovrà chiarire la decisione di pubblicare la propria nota oggi (storia del primo luglio ndr), cioè prima che il testo definitivo del dl della manovra sia pubblicato in Gazzetta Ufficiale, e alle ore 13, cioè a mercati aperti. La Consob ha anche interessato della questione la nuova super Consob europea, l'Esma, che dovrebbe affrontare la vicenda in una riunione a Parigi la prossima settimana.>>. Attenzione perché questa vicenda potrebbe non essere così innocua. Proprio ieri, in un nostro commento alla manovra, avevamo lanciato il suggerimenti di non prendere come la Bibbia le agenzie di rating, di non sbertucciarle ma al tempo stesso di contare fino a dieci prima di pensare che esse creino a piacimento le Tavole dei Comandamenti non appena conviene e diverte. Ci asteniamo, almeno qui, dal prendere posizione e commentare, essendo questo compito di "menti" ben più ferrate in materia, ma il problema esiste e va chiarito. Malastampa - ieri hanno praticamente tutti riportato (ahimé anche noi, avendolo dato per scontato e avendolo mutuato da fonti di un certo prestigio...) che il decreto-legge messo in campo nel CDM di venerdì fosse al vaglio del Presidente della Repubblica, come previsto dall'articolo 15 della Legge 23 agosto 1988, n.400, mentre è venuto ora fuori, ovviamente (incrociamo le dita) per via di nota del Quirinale da noi stessa letta sul sito istituzionale, che il decreto-legge non è ancora stato inviato per l'accertamento dei requisiti di urgenza che ne giustificano l'adozione. Ora, in primo luogo vien da chiedersi come mai il decreto non è stato consegnato, anche se la motivazione dovrebbe stare nel fatto che il CDM è terminato ben oltre le 20, e questo al di là del lauto pasto che ci sta consumando su l'opposizione: credo, infatti, che ci sia in gioco qualcosa di più di uno sciacallaggio sempre penoso. Da un lato, che l'opposizione insinui il dubbio che si stia un attimo ritoccando il tutto è anche comprensibile, dall'altro attendiamo di conoscere le motivazioni e, naturalmente, il testo definitivo, per le opportune deduzioni. Malapolitica - Argomento sul quale si potrebbe tacere visto che si autoalimenta ogni secondo, ma non si può non rilevare come piuttosto che rilevare una giusta preoccupazione per sapere cosa stia accadendo, in termini istituzionali e procedurali, tocca assistere al solito scempio. Repubblica.it addirittura sancisce che i 47 miliardi siano nel frattempo divenuti 80 (sia chiaro, dovesse rivelarsi vero ci cospargeremmo il capo di cenere), naturalmente per bocca di Eugenio Scalfari che nel proprio ennesimo sfoggio di talento ci manca solo che ipotizzi l'Apocalisse, il Diluvio Universale e l'esplosione del Sole, naturalmente tutto per mano del duetto Silvio/Giulio. Nascono mille riflessioni, come ad esempio quella sul fatto che un decreto-legge che deve ancora percorrere tutto l'iter possa già : condizionare gli investitori, condizionare le borse, ipotizzare un rimpasto di Governo o le elezioni, modificare l'inclinazione dell'asse terrestre, sovvertire la legge di gravità e il buon Dio sa cos'altro. E' anche vero che ora bisogna verificare cosa stia accadendo, perché parimenti sgradevole e grave sarebbe che un supplemento, per così dire, di Consiglio dei Ministri a" finestre chiuse" apportasse modifiche anche consistenti al testo varato venerdì. Varato, a questo punto, si fa per dire. D'istinto, viene da pensare ad un collegamento tra la questione Consob / Agenzie di rating e questo qui pro quo mediatico sul decreto legge. D'altro canto viene anche da pensare che in effetti essendo il decreto stato "licenziato" ben oltre le 20 di venerdì, sarebbe stato difficile immaginare il buon Napolitano nel fine settimana, e per di più con l'agenda certamente non vuota, darsi all'esame del testo. Al di là di tutto, però, è' poi così cattivo sostenere che tutti dovrebbero iniziare davvero a darsi una regolata? Vogliamo essere fiduciosi e pensare che verremo presto a conoscenza di un motivo serio in relazione al "ritardo" di consegna al decreto legge al Capo dello Stato. La Droite.
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