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Venerdì 01 Luglio 2011 21:49

La Manovra, la bozza di riforma fiscale, i tempi d'attuazione. Le ripercussioni, il percorso dell'azione governativa, le prospettive per la crescita.  Il Decreto Legge "liberato" il 30 giugno nell'ambito della manovra economica è  in attesa della pubblicazione in Gazzetta prevista per i prossimi giorni.

   Gli esperti degli uffici Ragioneria ed Economia hanno avuto la loro giornata per le rifiniture, le limature, le messe a punto. Attenzione particolare è stata dedicata ad esempio agli articoli che accolgono le norme sui tagli dei costi della politica, nell'ottica dell'allineamento ai parametri europei. Al di là, però, del taglio sui rimborsi elettorali ai partiti (10%), per l'adeguamento  e le riduzioni delle indennità bisognerà attendere la prossima legislatura.

   Riguardo il mondo del trading, la ventilata tassazione separata al 35% sulle transazioni è stata sostituita da un aumento dello 0,75% all'IRAP per banche ed intermediari, così come è stato messo da parte il ritorno al "fissato bollato", in favore di un aumento, per i contratti di borsa, dell'imposta di bollo, che da 34,2 passa a 120 Euro per anno.

   Confermato il regime per i nuovi imprenditori sotto i 35 anni che, ovviamente dietro determinati requisiti, potranno "sostituire" IVA, IRPEF e IRAP con una tassazione globale del 5%, salvo contributi previdenziali. In ogni caso un taglio di grande portata, in un Paese come il nostro nel quale avviare impresa vuol dire indebitarsi per diversi anni con il Fisco.

   La supertassa per vetture di lusso è prevista per auto con potenza di 225 KW (quasi 302 cavalli).

   In ogni caso il peso maggiore della manovra graverà sugli anni a venire, nella proporzione , in linea di massima, di 1,5 miliardi per il 2011 , 5,5 miliardi per il 2012 e  20 miliardi per gli anni 2013 e 2014.

   Ragionando seriamente, e pensando legittimamente che chi governa non lo fa per riservare dispetti all'avversario politico ma comunque (e al di là di facili sarcasmi) pensando soprattutto al Paese, si può ritenere che questa ripartizione segue l'indicazione UE, che va proprio in questa direzione "temporale" in quanto a pareggio di bilancio e crescita e prospettive di sviluppo. E' anche lecito pensare con un pò di realismo che non essendo possibile risolvere tutto e subito la manovra sia anche "indicativa" e di preparazione del terreno, nel senso che comunque da qui al 2014 si potranno, anzi si dovranno,  in dividuare aree d'intervento e settori meritevoli di specifiche disposizioni, in modo da aggiustare il tiro sul pareggio di bilancio e, soprattutto, imprimere importanti e necessarie accelerazioni in termini di sviluppo, crescita e PIL. Ritengo, personalmente, che si debba avere anche il sangue freddo di "sopravvivere" alle "bibbie" emanate di tanto in tanto dalle varie agenzie di rating che, sia chiaro, non pensano né scrivono stupidaggini ma che non possono condizionare oltre il giusto un'azione di Governo che dev'essere coerente, consapevole e raccordata con i Paesi-guida dell'Unione Europea. Anche e proprio trale raccordo dev'essere vivo e ben gestito e, quando è necessario, vissuto con l'autorevolezza di pretendere quanto spetta e di decidere, ove necessario, in autonomia e con cognizione di causa, pur nel rispetto delle regole comuni. In questo modo l'Italia, che ora può anche contare su Mario Draghi e il suo prestigioso incarico per avere una virgola in più di "peso specifico", potrà avanzare nella "classifica" delle grandi d'Europa, perché la crescita poggia non solo sulla ripartenza dell'economia, sulla fiducia e sulla reattività globale alle difficoltà di una crisi ancora ben presente, ma anche sul "potere d'acquisto diplomatico". E' in questo senso che l'Italia deve saper fare dei passi avanti consistenti e a breve termine. Un riequilibrio nell'azione governativa, con spazio sottratto a beghe e contrapposizioni tra partiti e correnti e restituito invece alla coesione e ad una comunicazione più efficace, tale da rendere visibile  l'operato dell'Esecutivo,  Ã¨ essenziale per l'ulteriore spinta verso l'alto in termini di diplomazia, peso politico, credibilità del nostro Paese. Reputo che questi elementi debbano essere patrimonio della gestione di un grande Paese a prescindere dall'appartenenza politica della maggioranza di Governo ma individuo anche, detto con onestà e realismo, nel centrodestra attuale, sempre più a leadership PDL, l'unico "attore" capace d'interpretare questa parte.

  Il citato riequilibrio e la crescita nei rapporti con gli altri Paesi-guida dell'Unione non può che nascsere, naturalmente, proprio dalla riorganizzazione e dal moto di rinnovamento che stanno caratterizzando il PDL, unico partito davvero "nazionale" e capace di aggregare, nonostante le recenti e grandi difficoltà. Il progressivo affiancamento alla figura del "leader unico" di uomini che stanno emergendo per capacità ed attitudini, come Alfano ed altri, e l'introduzione del ruolo di Segretario di partito, attribuito allo stesso Angelino Alfano proprio ieri in seguito alle opportune modifiche statutarie,  sono i primi segnali forti di una maturazione che magari poteva essere più veloce ma che infine si sta concretizzando e, forse, il fatto che stia avvenendo nel momento più difficile non è un male. C'è per questo, infatti, la grande opportunità di trasmettere all'elettorato e alla popolazione, in modo ancora più forte, il radicamento del partito e il suo riavvicinamento alla base. Quest'ultimo è e dev'essere l'obiettivo primario, da raggiungere con l'impegno tradizionale, tra la gente, e di concerto con la crescita anche sul versante delle nuove tecnologie, ambito nel quale oggettivamente il PDL e il centrodestra in generale non sono ancora all'altezza.

   Abbiamo davanti mesi e anni difficili e sarà determinante avere da un lato una coalizione di Governo, con il PDL sempre più alla guida, equilibrata e capace di passi e decisioni concreti, dall'altro un'opposizione più compatta ed assennata, che smetta di inseguire solo e soltanto la contrapposizione "ad personam"  con relativo scadimento complessivo della propria azione politica, poiché sarebbe un bene, per il Paese, avere una controparte capace di dialogo e di contribuire al Governo del paese con le proprie idee, che la maggioranza ha il dovere di recepire se funzionali ed utili alla causa.

red