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Domenica 23 Ottobre 2011 12:28

Molise e crisi: quello "Svimez 2011" analizzato a metà.

Autore - By :  Redazione
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Quello “Svimez” a metà.

            Il fine, pare, giustifica i mezzi. Tra i temi della appena trascorsa campagna elettorale per le regionali c’è stato certamente il famigerato rapporto Svimez che ad un certo punto, ad ascoltare alcuni candidati o referenti di partito (mi vengono in mente Leva e D’Achille), pareva essere stato progettato ad hoc dal Presidente Iorio in persona, in un atto di autolesionismo goliardico mai visto prima. Parimenti incompleta anche l’analisi targata Di Giacomo, che peraltro si limitò a ripagare il conto della contestazione con pari moneta.

 

            Ora, il citato rapporto per il 2011 ha legittimamente stimolato riflessioni preoccupate circa l’andamento generale dell’economia nel nostro Paese e più in particolare del Molise.  Sono stati cavalcati a fini elettorali gli indici negativi, ignorando però altri aspetti che, se non ribaltano la situazione complessiva, costituiscono altrettanti elementi importanti, atti ad impiantare un ragionamento che non sia solo strumentale ma punto di partenza per confronti, analisi serie e decisioni meditate.

            Così, i  dati snocciolati erano più o meno questi: il PIL a – 0,6 %, un quinto buono di “cervelli in fuga” e poi tutta una analisi catastrofica, certamente non infondata ma improntata al disfattismo, sui dati dell’occupazione. Null’altro. Un minimo di chiarezza ed onestà impone l’enunciazione anche di quei dati di segno inverso e che dovrebbero portare ad un esame d’insieme, sul quale ragionare per soluzioni e prospettive, tenendo presente che se nonostante la crisi profonda esistono parametri positivi vuol dire che le potenzialità di crescita sono notevoli.

            A questo proposito si può riassumere quanto segue:

  • Fabbisogno energetico: il Molise consuma più di quanto produce come tutto il Sud. Problema da inquadrare nella gestione generale del Mezzogiorno, non come scappatoia o giustificazione di comodo ma per pragmatico realismo.
  • La previsione PIL di crescita del solo 0,1 % va rapportata ai recenti cali, per determinarne l’impatto positivo reale e il valore che essa ha se confrontata alla media del sud d’Italia.
  • Agricoltura: 2010 sul 2009 con un + 3,5 %, per il Molise, terzo posto dietro Basilicata e Puglia e occupazione nel settore in moderata crescita.
  • Tra le “aree forti consolidate” in ambito industriale, cioè tra quei “40 sistemi, che si caratterizzano per la presenza di elevati tassi di attività e una dinamica crescente dell'occupazione”, ci sono Campobasso ed Isernia, a conferma del fatto che abbiamo prima di tutto un problema nel problema che si chiama “Basso Molise”; perché lo si possa risolvere, richiede prima di tutto l’impegno diretto proprio da parte nostra, senza distinzione tra comparto pubblico e privato, per far nascere quelle sinergie che qui non hanno mai davvero visto la luce.

            Le sofferenze serie sono nelle infrastrutture e qui siamo davvero molto indietro, nei tassi di natalità e mortalità, quest’ultimo davvero allarmante, e nell’accoppiata disoccupazione / migrazione di cervelli, due parametri evidentemente strettamente correlati tra di loro. Anche il dato dell’occupazione, al pari di quello relativo al fabbisogno energetico, è da collocarsi in un quadro complessivo chiamato Mezzogiorno ed è qualcosa che, a mio avviso, costituisce uno dei costi più alti indotti dall’arretrato che scontiamo nelle infrastrutture. Dobbiamo lavorare per non perdere assolutamente i “treni” che il Piano per il Sud farà passare, invece di lamentarci e puntare il dito laddove conviene. Infrastrutture al primo posto: poter essere collegati meglio, anche in termini telematici oltre che per strade e ferrovie, e quindi poter dialogare, concertarsi ed organizzarsi in modo più efficace, darebbe al Molise come a tutto il Sud una spinta immediata e formidabile, prima di tutto per collegare al meglio offerta e domanda di lavoro. Sugli aeroporti glisserei, mi pare un argomento decisamente fuori luogo e tema.

            Va fatta una doverosa opera di analisi profonda ed affidabile, che non è certo nelle mie “corde”, ma queste riflessioni possono essere un tentativo, in piccolo,  di riequilibrare quella discussione che è stata pura strumentalizzazione a demonizzare l’avversario politico. Ritengo che anche nella competizione bisognerebbe avere la capacità di osservare una situazione considerandone tutti gli aspetti, soprattutto se dall’analisi possono scaturire da un lato elementi di ottimismo e fiducia, dall’altro fattori che se ben interpretati ed elaborati possono essere fatti propri dalle controparti per offrire un contributo serio al lavoro da affrontare.

            Il rapporto Svimez ha fotografato quel che già ben conosciamo: una Regione a due velocità (Campobasso / Isernia vs Termoli / Basso Molise), che ha potenzialità nemmeno tanto nascoste, che ha criticità colossali comuni a tutto il territorio regionale, vedi occupazione, sanità, infrastrutture e comparto servizi, quest’ultimo strettamente legato nelle proprie sorti a quello che lo precede. Bisogna lavorare e ragionare su tutti i dati, perché riportare in positivo i segni “meno” non è più importante che curare settori che già funzionano decentemente o bene. E’ vero che dietro questi numeri c’è un Molise che soffre, ma altrettanto lo è che c’è una Regione capace di cose positive e risultati importanti nonostante tutto: non vorrei che l’ansia di strumentalizzare gli indici negativi finisse per oscurare le esigenze di imprese e professionalità che anche nella grande crisi funzionano e producono risultati. Abbiamo assistito diverse volte all’elencazione dei cosiddetti disastri molisani senza mai, però, avere l’onore di ascoltare tratti programmatici in grado di proporre soluzioni.

            Non è mai troppo tardi per dare, tutti, un contributo costruttivo.

Alla luce di tutto questo sono fondamentali i rapporti efficaci con iL Governo centrale, la partecipazione attiva ed attenta al percorso del Piano per il Sud e della svolta federalista, la stabilità politica e la collaborazione dell'opposizione, che può avere in tutto questo, sol che lo voglia, un ruolo molto importante.

Stefano Fioretti

Aggiornamento: Domenica 23 Ottobre 2011 16:05
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