Non rinnego una virgola della mia filosofia e delle mie idee, ma ho indole tollerante e rispettosa dei drammi altrui. Detto questo è però il caso di rimarcare ciò che sta avvenendo a Termoli, che di questo passo resterà in mano al caso e agli immigrati. Non importa se qualcuno ribatterà con i soliti ritornelli improntati a demagogia e a quel fastidio precostituito, di natura politica, dietro il quale si trincera perché sprovvisto del minimo sentimento di appartenenza, di patria, senso della collettività, amor proprio, orgoglio.
Ebbene, alle 20 circa di martedì 27 settembre 2011 ho assistito all’ennesima discussione, molto accesa, tra extracomunitari. Chiarisco subito: fosse stata tra disagiati italiani non sarebbe cambiato nulla. Italiani però non erano, credo si trattasse di soggetti di area ex Jugoslavia. Quattro uomini, una donna, due degli animi molto accesi, quasi venuti alle mani, uno degli esagitati intento a percuotere ripetutamente la bacheca pubblicitaria e comunque minacciosissimo, semplicemente perché oramai privo del minimo controllo di sé stesso. Non so quale questione avesse scosso quell’animo ma so che si stava decisamente per andare oltre i limiti. Sorvolo sullo spettacolo, la sporcizia e lo sdegno offerti dal… presidio dei soggetti in questione. Risultato della tensione del momento: termolesi e visitatori hanno immediatamente lasciato i tavoli dei bar della zona o revocando il loro “passeggio”, dileguandosi comprensibilmente intimoriti, anche perché in diversi avevano con sé i figli. Personalmente ero pronto a contattare le forze dell’ordine, per quel che sarebbe servito, magari poco o nulla ma pazienza: si sa, non è che abbiano grande libertà decisionale e d’azione. Fortunatamente gli animi si sono calmati abbastanza presto ma oramai il danno era bello e fatto. Non dubito che a queste persone sia toccata in sorte una vita difficile, ma anche a tutti noi non mancano problemi e vicissitudini da affrontare ogni giorno e non per questo sfasciamo tutto o diamo di matto.
Mi rivolgo qui ai predoni della verità, ai predicatori del nulla, a coloro che additano come fascista ed estremista ogni essere vivente che rivendichi un minimo di ordine pubblico e di rispetto delle regole della convivenza civile, suggerendo loro di iniziare, un bel giorno della loro vita, a ragionare ed adoperare l’intelligenza che Madre Natura non ha negato a nessuno, lasciando però ad ognuno la facoltà di usarla oppure di abbandonarla al proprio letargo eterno. Scene come quella cui ho assistito poche ore fa accadono sempre più spesso. Non si pensi che si possa a cuor leggero far tornare un proprio figliolo a casa a piedi, da solo o con amici e anche solo per percorrere poche centinaia di metri, senza rischiare seriamente incontri poco piacevoli. Questa è la verità e negarla vuol dire essere in malafede. A parti invertite, andassimo a ingenerare disordine o schiamazzi o a danneggiare il patrimonio pubblico nei loro paesi, saremmo trattati come meritano i delinquenti veri.
Le forze dell’ordine, che sono demandate a difenderci e lodevolmente lo fanno per quanto possono, i cittadini che sono nella loro legittima casa, i pubblici amministratori con le “armi” di cui dispongono: tutti sono chiamati a fare la propria parte. Osservare, non girarsi dall’altra parte, denunciare e non ignorare, intervenire per sedare, prevenire ed educare, in una parola difendere il nostro territorio che è casa nostra. Dobbiamo assistere inermi ad un gioiello di città che sta diventando impraticabile?
Se rivendicare e perseguire la vivibilità della propria città vuol dire essere fascisti, io lo sono. Se immaginare Termoli vivibile e almeno sufficientemente sicura e lavorare per questo vuol dire essere fascisti, eccomi. Se pretendere il rispetto delle regole sapendo per di più nel contempo tollerare, senza discriminazioni, la presenza multietnica e magari laboriosa in città vuol dire essere fascisti, ebbene io lo sono.
Faccio notare una cosa: ci sono immigrati che si comportano correttamente, tentando di guadagnarsi da vivere in vario modo e spesso del tutto lecito; ci sono di contro soggetti che bivaccano, distruggono, sporcano e mettono a rischio la sicurezza nelle nostre strade, piazze, vicoli. Non credo che debbano essere trattati allo stesso modo. Siamo sempre forti con i deboli: abbiamo visto scacciare in malo modo ambulanti extracomunitari sui quali, sia chiaro, c’è anche da discutere non poco, osserviamo però poi soggetti magari sofferenti ma certamente pericolosi convertire i nostri posti più belli in orribili bivacchi e “passaggi pericolosi” ai quali invece nessuno va a torcere un capello.
Esercenti preoccupati (ma gli “animi teneri” direbbero che sono solo riccastri timorosi); cittadini spaventati (ma li definirebbero insensibili ed inutilmente preoccupati, incapaci di accoglienza); forze dell’ordine inesistenti (per motivi di carenza d’organico certo, ma intanto assenti e questo agli “animi teneri” piace, invece). Non è più tollerabile.
Si può andare avanti così? Direi di no, ma il dramma vero è che non si può nemmeno tornare indietro.
Stefano Fioretti











