Sechi parla del coraggio, quindi, di modificare la manovra per recuperare credito e il sostegno del ceto medio, questione sulla quale si può discutere ognuno con la propria visione. Un coraggio legato proprio ai cambiamenti avviati nell'organigramma e nell'organizzazione degli "azzurri". Noi andiamo, ci proviamo, oltre. Rimandiamo quindi gli argomenti inerenti la manovra ad altre pagine ed altri momenti, per commentare invece il momento del partito che "fu" Forza italia (di AN, purtroppo, si sono perse le tracce, ma è altra storia). L'introduzione del Segretario, Alfano; il "ridimensionamento" del trio La Russa - Verdini - Bondi; la rimodulazione, per così dire, dello stesso Tremonti, divenuto più umano e meno onnipotente. In altre parole, il progressivo (speriamo) affrancamento del partito dalla figura unica, insostituibile e però alla lunga controproducente. Si tratta di un processo avviato a mio parere fin troppo tardi, come abbiamo potuto constatare nelle ultime tornate elettorali. Fa notare giustamente Sechi che in questo modo si riposizionano correttamente dialettica e confronto, ora tra partiti e non più tra individui e leaders.
Abbiamo, dunque, qualche elemento per pensare che il passaggio della nomina di Alfano alla segreteria non sia stato, e non sia, soltanto un atto formale o un momento di strategia ma, invece, la presa di coscienza che le distorsioni da eccesso di personalismi politici erano oramai insopportabili, fuori da ogni logica, oltre qualsiasi limite. Senza dubbio si tratta della direzione da seguire, con sempre più decisione, senza esitazioni.
C'è un risvolto del quale tenere conto. Questo "modo", che in realtà è più una moda, di fare politica si è trasmesso anche ai livelli locali. I personalismi, l'identificazione del "governo", a qualsiasi livello, con una sola persona o con poche indivualità, sono divenuti quasi la regola. Quanto tempo ci vorrà perché avvenga la trasmissione dei nuovi concetti organizzativi anche alle amministrazioni locali? In questo senso, a mio avviso, è "allarme rosso". Proprio il caso del Molise è emblematico. Va fatto di tutto perché i tempi di questo passaggio siano i più brevi possibile, perché anche coordinamenti, segreterie, circoli tornino ad essere squadre e non piccole sette guidate da un individuo, verso il quale maturano quotidianamente ed inevitabilmente contrapposizioni personalistiche e in un momento come questo l'astio dell'opinione pubblica, quest'ultimo persino fisiologico vista la crisi e i risultati davvero scarsi della gestione politica dei territori.
Ecco, quindi, che il momento è critico e richiede uno sforzo alle forze migliori, più genuine, non importa quanto giovani, nessuna distinzione di età. Uno sforzo di partecipazione, di presa di posizione, un contributo più fattivo e visibile, da parte di coloro che fino ad oggi, constatato il meccanismo, si sono tenuti alla larga con un bel " ma chi me lo fa fare"? E' il momento dell'assunzione di responsabilità, dell'entrata in campo di chi vuole e può dare un contributo determinante. Se rinnovamento dev'esserci, ed è così, è il momento giusto, perché lo spiraglio è stato finalmente aperto. Tutti coloro che credono davvero che la politica debba essere più vicina ai cittadini "normali" e da essi più interpretabile, comprensibile, fruibile, devono ora rompere gli indugi e proporsi, altrimenti nessun cambiamento sarà possibile.
Il PDL deve lavorare per giungere ad essere in grado anche di correre da solo, se necessario. Il rispetto delle alleanze è e dev'essere sacro, anche se, come splendidamente commenta su "Il Giornale" di oggi Mario Cervi, i voltagabbana in politica, nella Storia, non solo sono numerosissimi ma a volte persino utili, teoria interessante ma per la quale è necessaria trattazione specifica. Alleanze, quindi, da rispettare ma è anche doveroso prepararsi, perché un partito grande, nazionale, popolare e capace di aggregare ad un certo livello non può e non deve dipendere dalle "lune" di movimenti caratterizzati territorialmente o "di protesta".
S.F.
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